Frank Rose – Immersi nelle storie

Antropologo digitale (come si definisce lui stesso sul suo sito), è uno scrittore e giornalista che si occupa di new media e del loro impatto sulla società. Ha pubblicato su «Wired», «Fortune», «The New York Times Magazine», e «Rolling Stone».

C’è un sottile filo conduttore che lega Omero a Batman? Forse sì, forse no.
Il bello è che non ha la minima importanza. Il fattore comune tra i cantori del passato e registi di oggi come Cristopher Nolan (l’autore dell’ultima trilogia del Cavaliere Oscuro) è proprio l’arte di raccontare storie. Che si tratti di una città sotto assedio da parte degli Achei o di una pericolosa banda di

criminali, il racconto delle gesta di eroi e antieroi passa sempre attraverso meccanismi di coinvolgimento del pubblico.

Ma le storie cambiano, così come il modo di raccontarle: con il passare dei secoli la recitazione in pubblico dei poemi epici è stata sostituita dalla lettura solitaria dei libri. Al teatro si sono affiancate il cinema e la televisione. Negli ultimi venti anni è arrivata canal porno Internet. Prima in sordina, poi esplodendo attraverso il Web. Le cose sono cambiate radicalmente, e il pubblico si è trasformato da semplice ascoltatore ad attore in grado di dialogare con i propri eroi.

È qui che fa la sua comparsa Frank Rose, antropologo digitale e giornalista che si occupa di new media. Nel suo libro “Immersi nelle storie” ha raccolto le nuove frontiere della narrazione, dai videogiochi fino alle serie televisive come Lost e Mad Men. Ha cercato di immaginare cosa succede quando gli spettatori si appropriano di pezzi di trama e cominciano a raccontarli a modo loro.

Anche l’industria dell’intrattenimento si è accorta del cambiamento di paradigma – da ascoltatori passivi a utenti attivi – e ha iniziato a sperimentare nuove foto porno storie sempre più interattive. Il panorama del racconto multimediale ha assunto i colori più vari, dalle web series diffuse su YouTube fino allo storytelling condiviso narrato da centinaia di persone diverse. La storia non finisce qui.

Frank Rose esplora i confini dello storytelling digitale anche nel suo blog Deep Media: una vera miniera da cui attingere ispirazione per immaginare il futuro dei film, della TV e anche del giornalismo. Omero raccontava le gesta di Troia, Christopher Nolan quelle di Gotham City: sebbene li separino millenni nelle loro storie c’è sempre spazio per la fantasia.

Leslie Sage – E quindi uscimmo a riveder le stelle

Responsabile delle sezioni di fisica, chimica e scienze della Terra della rivista «Nature». PhD in astronomia alla Stony Brook University; fellowship alla New Mexico Tech e al Max Planck Institute for Radio Astronomy. Assistente professore alla Università del Nevada e ricercatore associato alla Università del Maryland.

Dante Alighieri non era certo un astronomo, ma nella sua Divina Commedia affida un ruolo particolare alle stelle, che chiudono ognuna delle sue tre cantiche. Ricordate? “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno, canto XXXIV, verso 139) “Puro e disposto a salire a le stelle” (Purgatorio, canto XXXIII, verso 145) “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, canto XXXIII, verso 145).

Bene, lasciamo da parte le lezioni di letteratura e torniamo all’astronomia. Non è un caso che gli scienziati abbiano compiuto un cammino lungo secoli attraverso una selva di incertezze cosmologiche. Nell’era del geocentrismo e delle volte free porn celesti credute immutabili e perfette, l’uomo si è scontrato con le teorie di Keplero e con le osservazioni al telescopio di Galileo.

Così, il Sole ha preso il posto della Terra al centro e la Luna ha cessato di essere un pallido disco dalla superficie levigata. Da quel momento in poi, lo spazio intorno al nostro pianeta ha cominciato a popolarsi di corpi e fenomeni sempre più complessi: comete, asteroidi, meteoriti, nubi di gas, buchi neri, venti solari e radiazioni cosmiche.

L’uomo ha lasciato l’atmosfera terrestre e si è avventurato lassù, toccando la Luna e mettendo in orbita una stazione spaziale. Ora non resta che spingersi oltre, verso Marte e tutto ciò che è là fuori. In tutta questa storia c’è anche un lieto fine a sorpresa: scoprire che la vita è nata anche da qualche altra parte. Magari in forma totalmente differente da quella che siamo abituati a vedere sul nostro pianeta.

Sarebbe un regalo straordinario. Dentro alla conferenza di Leslie Sage, responsabile delle sezioni di fisica, chimica e scienze della Terra della rivista “Nature”, c’è tutto questo e anche di più. Dopotutto, le nuove frontiere dell’astrobiologia sono anche un ottimo pretesto per accantonare le rivalità interne al nostro piccolo pianeta e guardare oltre. Immaginare una corsa allo spazio profondo libera da ostilità e interessi di bandiera è l’unico modo per sentirsi veramente a casa nell’universo. Uscire a rivedere le stelle è un po’ anche questo: partire e conoscerle da vicino.