![]() | ||
| Il Salice Narrante | ||
| ||
Sei stato registrato come ospite. ( Accedi | registrati ) |
Considerazioni finaliVai alla pagina : 1 Stai visualizzando la pagina 1 [25 messaggi per pagina] | Visualizza argomento precedente :: Visualizza argomento successivo |
| Le attività del Salice Narrante -> Lettura Collettiva: L'ombra dello scorpione | Formato del messaggio |
| Arborea |
| ||
![]() Germoglio Messaggi inviati: 183 ![]() ![]() ![]() ![]() | Invito a scrivere qui i commenti sul libro, ma soltanto a lettura finita ...una considerazione su un tema, un personaggio, un particolare... a voi la parola | ||
| |||
| Arborea |
| ||
![]() Germoglio Messaggi inviati: 183 ![]() ![]() ![]() ![]() | ecco la conclusione di Chiara De Giorgi: -------------- PENSIERI ED EMOZIONI Un luogo sperduto, un progetto segretissimo, pochi responsabili e la cosa più vicina alla fine dell’umanità che si possa immaginare. Ai superstiti viene consegnato un mondo privo di tutti quei “puntelli” che siamo soliti dare per scontati: le autorità, l’acqua potabile, l’elettricità. Stephen King ci accompagna attraverso gli Stati Uniti, decimati da una potentissima epidemia, permettendoci di individuare persone forti, persone fragili, persone squilibrate e persone indecise che, per una ragione che nessuno è in grado di spiegare, non cadono vittime del virus. Ciascuno di loro deve affrontare il proprio dolore, la propria solitudine, la propria impotenza nel gestire la situazione. Avvertiamo il loro sollievo quando, a poco a poco, si incontrano e decidono di proseguire insieme. Ma in questo nuovo mondo, in cui è impossibile anche attaccare la spina di un frigorifero per rinfrescare una bottiglia di birra, i sopravvissuti si renderanno conto che è estremamente semplice entrare in contatto con un altro mondo. Un mondo in cui i sogni sono del tutto veritieri. Un mondo in cui le paure e le speranze, che siamo abituati a definire “irrazionali”, prendono corpo e sono più reali che mai. Un mondo che appare come conteso, in cui ognuno è costretto a decidere “da che parte stare”. Istintivamente, tutti noi abbiamo scelto di stare dalla parte “buona”, non appena è stato chiaro che ce n’era una “cattiva”. Ci sono stati personaggi che hanno attirato subito le nostre simpatie, ad esempio la giovane Frannie, o il sordomuto Nick. Ci sono piaciuti perché hanno dimostrato di avere carattere, di essere sicuri di sé, di non vacillare di fronte alle difficoltà. In modo diverso ci è piaciuto Tom Cullen, il ritardato che si affeziona a Nick e che ci riempie il cuore di tenerezza quando tira fuori il suo garage per giocare con le macchinine. Altri personaggi si sono definiti lentamente, crescendo ed evolvendo nel corso delle pagine: Harold era poco definibile, essendoci apparso dapprima come un ragazzino viziato e vagamente morboso per poi prendere in mano la situazione con completa padronanza ed intelligenza, fino al punto in cui abbiamo visto la gelosia per una ragazza che non era mai stata sua roderlo fino all’osso. Larry ci sembrava troppo molle, incapace di prendersi delle responsabilità, semplicemente uno di quelli che va avanti per inerzia: un piede davanti all’altro, senza mai alzare gli occhi. Abbiamo assistito alle sue battaglie interiori e lo abbiamo sostenuto mentre, a poco a poco, da larva mutava in farfalla. Altri personaggi ci hanno attratti ed atterriti al tempo stesso: Lloyd che, da carcerato disperato e senza speranza, trova una nuova ragione di vita nel servire la potenza distruttrice del momento. Oppure Pattumiera, disturbato fin da bambino, con l’ossessione del fuoco e delle esplosioni. Tutti questi personaggi ed altri ancora ruotano intorno a due fulcri ben distinti: Mamma Abagail e Randall Flagg. Cosa o chi impersonino Mamma Abagail e Randall Flagg è stato oggetto di svariate discussioni: definirli “Bene” e “Male” ci è sembrato troppo semplicistico e comunque non corretto. Si tratta di due caratteri decisamente contrapposti e tra di loro c’è una guerra che non è fisica. Entrambi attraggono numerosi sopravvissuti ma, mentre da Mamma Abagail arrivano coloro che cercano la speranza, da Randall Flagg si recano le persone che vogliono sfogare il loro bisogno di rivalsa o che hanno paura. Mamma Abagail ci è fondamentalmente piaciuta, anche se non abbiamo esitato in alcuni casi a confermarla un po’ “maniaca religiosa”. Il suo modo di fare è gentile, per nulla pretenzioso, anzi. Fa di tutto, compreso un viaggio in solitaria meditazione, per assicurare se stessa di non essere in cerca di gloria personale. Quello che ci è più piaciuto di lei è, ancora una volta, il carattere. Si dimostra una donna decisa a fare la cosa giusta, indipendentemente dalle conseguenze. Randall Flagg si presenta come un uomo che ha fascino, capace di catturare con uno sguardo degli occhi che, al contempo, incutono timore. Ha degli strani poteri, ma soprattutto gioca con la psiche delle persone. Fa sentire la sua presenza anche a chi è lontano, ha l’apparenza di qualcuno che desidera esclusivamente il tuo bene ed è capace di dimostrarti che il tuo bene è, in sostanza, fare quello che vuole lui. Abbiamo paragonato la società che riesce a creare alla società nazista: un’apparenza di perfezione ed un sottofondo di paura. Grande efficienza che nasconde con determinazione gli errori, relegandoli al ruolo di brufoli da schiacciare per poi dimenticarsene. È il caso di Hector Drogan, crocifisso pubblicamente e rinnegato da quanti lo conoscevano per aver conservato della droga. Durante la seconda parte del libro, si sono sviluppate alcune discussioni interessanti riguardanti la società, la religione, il senso di giustizia. La lettura ci ha ispirato un comune senso di fratellanza: in una situazione come quella presentata dal romanzo, un piccola comunità ha bisogno di regole per poter funzionare, eppure mantenere l’amore, il rispetto reciproco e l’amicizia sembra essere determinante. Non abbiamo approvato il modo in cui il “Comitato” è arrivato al potere e nemmeno la decisione che ha preso di mandare delle spie da Randall Flagg. Ci siamo tutti schierati con Larry quando commentava che si stavano comportando nella stessa maniera in cui i politici del “vecchio” mondo avevano disgustato milioni di cittadini. Eppure momenti come l’apertura della prima assemblea, in cui la folla si alza a cantare l’inno nazionale statunitense e dà vita ad un applauso senza fine, ci hanno commosso. Eravamo lì anche noi, insieme a loro, a condividere la loro gioia di essere vivi e la loro incertezza sul futuro. Abbiamo poi commentato la necessità dell’istituzione di “regole”, riferendoci tanto alla legge quanto alla religione. Abbiamo concordato sul fatto che si tratti di un passo necessario, allorché un numero anche minimo di persone decide di vivere insieme. Ci siamo anche trovati in sintonia, però, sul concetto che le regole vadano modificate o disfatte proprio, quando le circostanze lo richiedano. Tra i personaggi che si sono affermati nell’ultima parte del libro c’è Nadine. Nadine la bella vergine che si è conservata pura ed intatta non sa nemmeno lei bene per chi o perché. Nadine che si sente cadere in un baratro senza fine quando Larry le preferisce la dolce e remissiva Lucy. Nadine che si sente persa e predestinata al tempo stesso. Nadine che gioca con Harold, lo usa e lo abbandona per unirsi a Randall Flagg solo per rendersi conto di quanto gelo e quanta solitudine tutto questo le abbia portato. La sua morte, alla fine, ci appare come una liberazione soprattutto per lei stessa e costituisce una piccola crepa che intacca, come già altre avevano fatto, i piedi d’argilla di Randall Flagg. Altri personaggi che ci hanno conquistato, seppure con brevi apparizioni, sono Dayna ed il giudice Farris, due delle spie. Moriranno entrambi, ma non prima di aver dimostrato di avere forza e carattere da vendere. Alla fine, negli ultimi capitoli, gli avvenimenti precipitano. Larry, Stu, Glen e Ralph si mettono in cammino, dietro consiglio di Mamma Abagail. Non hanno un piano preciso ma partono armati di buona volontà e della fede di riuscire a contrastare Randall Flagg in un modo che contano si riveli loro chiaramente al momento opportuno. Nel corso del loro pellegrinaggio, abbiamo discusso a lungo sull’utilità di agire mossi esclusivamente dalla fede e ci siamo scontrati con la decisione di Glen, Ralph e Larry di abbandonare Stu quando questi cade da un burrone rompendosi una gamba. Come Larry, anche noi abbiamo alzato la voce sostenendo la lealtà nei confronti degli amici come valore da proteggere sopra ogni progetto, pena il ritrovarsi moralmente alla pari con chi sta “dall’altra parte”. Poi, in una manciata di pagine, tutto ha fine in un modo che ci ha sorpreso e che abbiamo faticato a definire diversamente da “banale”. Abbiamo discusso sul realismo e sull’opportunità letteraria di cancellare in modo plateale l’intera comunità di Randall Flagg. Siamo stati però subito riportati sulle orme di Stu, che rischiava la morte ma è stato soccorso e salvato da un imprevedibile Tom Cullen. Ancora una volta l’irrazionale mondo dei sogni e dei fantasmi ha preso vita giocando un ruolo di vitale importanza nell’aiutare Stu a guarire. Stu che si distingue per la pacatezza, la sensibilità e la prontezza dall’inizio della storia fino alla fine, quando riabbraccia una Frannie emotivamente instabile che ha appena dato alla luce il figlio di un ragazzo ormai morto da mesi. Gli ultimi episodi ci hanno diviso: vedere che Stu e Frannie lasciano la comunità per cui all’inizio avevano dato tanto per ritirarsi in tranquillità ha deluso qualcuno, mentre altri hanno considerato la cosa come il giusto riposo dopo tante fatiche. Ad ogni modo è indiscutibile che il finale sia di un altro tono rispetto al resto del libro, il cui ritmo incalzante ci ha tenuto spesso con il naso incollato alle pagine. Alla fine tutto sembra andare avanti lentamente, come un torrente che abbia iniziato la sua discesa in modo dirompente per poi scorrere placido a valle. Stephen King ci ha tenuto sulla corda, proponendoci una carrellata di personaggi dai tratti singolari eppure stranamente familiari, raccontandoci di come, insieme, abbiano dato origine ad un nuovo mondo che, in realtà, risulta essere “nuovo” più nel senso strettamente cronologico del termine (quello “vecchio” è stato spazzato dall’epidemia) che nei contenuti: la società che vediamo prendere forma nelle ultime pagine del libro ricalca quella in cui viviamo adesso. All’ultimo momento, con un colpo di coda, vediamo riaffiorare Randall Flagg, alias Il Tizio che Cammina, alias L’Uomo Nero, alias... Vorrei concludere con le parole di Stephen King: “La vita è una tal ruota che nessuno è capace di resistere in piedi a lungo. E sempre, alla fine, si torna allo stesso punto.” | ||
| |||
| Arborea |
| ||
![]() Germoglio Messaggi inviati: 183 ![]() ![]() ![]() ![]() | Vi racconto questa: l'altra sera ero in macchina e la radio passava ADELANTE! ADELANTE! di Fabrizio De Andrè, sono rimasta senza fiato... quella canzone parla di Randall Flagg !!!! "Adelante! Adelante! C'è un uomo al volante, ha due occhi che sembra un diavolo!" e fino a qui dicevo "che bella coincidenza" ... ma poi continuano le similitudini: "Di questo cavolo di pianura, di questa terra senza misura, che già confonde la notte e il giorno, e la partenza con il ritorno, e la ricchezza con il rumore, ed il diritto con il favore, e l'innocente col criminale, ed il diritto col carnevale." e poi: "In questa terra senza più fiumi, in questa terra con molti fumi Tra questa gente senza più cuore, e questi soldi che non hanno odore, e queste strade senza più legge, e queste stalle senza più gregge, senza più padri da ricordare, e senza figli da rispettare." e la sorprendente conclusione: "Adelante! Adelante! C'è un uomo al volante, c'è un ombra sulla pianura." "Che si nasconde in un polverone, nell'orizzonte di un acquazzone, e nei vapori della benzina" C'è anche Pattume Correte ad ascoltarla.. | ||
| |||
| Chiara |
| ||
| |||
| Nuphar Salix |
| ||
![]() Germoglio Messaggi inviati: 157 ![]() ![]() ![]() Luogo: Tolentino | Per quante volte l'abbia sentita e risentita non ci avevo mai fatto caso. Ma di De Gregori ce n'è un'altra, di cui ora non ricordo il nome, che sicuramente è azzeccata ugualmente. Le conclusioni finali di Chiara sono state fantastiche ed esaurienti. Non aggiungerei una virgola di più e, anzi, ti aggiungerei nella prefazione del libro o nell'introduzione. Credo che uno svisceramento di questo livello sia veramente eccezionale, dato che in non molte righe è riuscita ad inserire un tomo di novecento pagine con relativi commenti. | ||
| |||
| oroboros |
| ||
Semino Messaggi inviati: 95 ![]() ![]() ![]() | “La vita è una tal ruota che nessuno è capace di resistere in piedi a lungo. E sempre, alla fine, si torna allo stesso punto.” Ma vi rendete conto di che stupidaggini vi propina questo "scrittore"? Ma non avete un minimo di spirito critico per analizzare quella logica assurda? Nulla in natura si ripete, né torna mai allo stesso punto, perché la vita non ricalca un cerchio, ma una spirale in continuo ruotare attorno all'asse immobile che è riflesso del Principio unico. Ma guardatevi intorno e anche dentro di voi: l'unica realtà che ci consente di sentirci sempre noi stessi, identici nel nostro sé è l'asse del quale anche noi siamo partecipi per la ragione che da quello procediamo nel nostro esistere. Tutto il resto cambia, si compone e si sgretola nella ricerca che è bisogno di essere aderenti a quel principio che è l'asse e la ragione d'essere del nostro esserci. Questo è un principio universale ineludibile e indiscutibile. | ||
| |||
| Patrizio S. |
| ||
Ramoscello Messaggi inviati: 403 ![]() ![]() ![]() ![]() | Oroboros, perchè, tu non credi che un sale minerale nel terreno, dopo essere stato preso dal fiore, e diventato fiore, dopo la morte del fiore non torni a essere sale minerale nel terreno? | ||
| |||
| Kiara |
| ||
Semino Messaggi inviati: 67 ![]() ![]() | Scusa, ma definire "scrittore" con le virgolette Stephen King mi sembra un po' una spacconata. Non è che è Dio e che quel che scrive e la Bibbia, e mai ha dato ad intendere di volercisi identificare. Abbiamo letto un romanzo e quella frase non è da vedere da sola, scolpita nel granito sullo stipite della porta di casa. Fa parte del romanzo stesso, credo che non ci sia bisogno di una mente eccelsa e superiore per capirlo! Che poi il romanzo intero sia o meno una "stupidaggine" è chiaramente opinabile: mi pare chiaro che a te (se lo hai letto) non sia piaciuto. Va bene, per carità. Nemmeno a me ha fatto impazzire, se la cosa ti interessa. Il romanzo, non la frase in sé, cosa c'entra? Come si fa a trarre una filosofia di vita da tre parole in croce e come ti viene in mente che qualcuno di quelli che ha letto e commentato il romanzo in questione lo abbia fatto? A me sembra che il solo che vuole a tutti i costi piantare il proprio punto di vista come Grande Saggezza e Unica Via sia proprio tu e non certo Stephen King che ha scritto (magistralmente) una storia. | ||
| |||
| oroboros |
| ||
Semino Messaggi inviati: 95 ![]() ![]() ![]() | Non è mio e non è un punto di vista. Il continuo cambiamento è un principio universale, o meglio, è l'obbligo che tutto l'esistente ha per azione dell'immobile legge che impone il movimento sul quale e per il quale tutto si modifica, creando le condizioni della vita. Quella legge si chiama principio universale perché riguarda tutta la manifestazione dell'esistenza, nulla escluso a parte il suo principio il quale, essendo sua causa, come tutte le causa non partecipa ai suoi effetti. Se questa legge potesse muoversi a sua volta, tutto si fermerebbe e morirebbe. Questa è conoscenza metafisica dei principi dell'esistenza e non mi appartiene, perché è universale e, semmai, mi contiene. Stephen King te lo lascio volentieri, come ti lascio le tue convinzioni e i tuoi credo. La conoscenza non è un credo, né una forma mentis. | ||
| |||
| oroboros |
| ||
Semino Messaggi inviati: 95 ![]() ![]() ![]() | Uno dei concetti che si sono formati in seguito all'osservazione del mondo che ci circonda, è quello dell'eterno ritorno al punto iniziale di partenza. Si capiscono facilmente le ragioni che hanno indotto a questa conclusione: sono dovute all'inarrestabile susseguirsi dei cicli dei quali l'esistenza si compone. Il giorno e la notte, il buio e la luce, la menzogna e la verità, il sopra e il sotto il dentro e il fuori danzano l'illusione di una dualità, nella quale l'assenza di un senso, diverso dal lasciarsi vivere, produce lo sconforto generatore della credenza che mezza parte del tutto compensi e neghi l'altra mezza parte, e in questo equilibrarsi del non senso il dolore sia in perenne agguato al bisogno di felicità la quale, per questo, sarà ogni volta negata. Come sempre, qualcosa di apparentemente sensato c'è nell'illusione, altrimenti non sarebbe altro che una parodia del vero senza nessun elemento di conferma al quale aggrapparsi. Sarebbe senz'altro più che un qualcosa di apparentemente sensato se la supposta dualità non avesse una radice, un principio dal quale procedere e che le attribuisce una direzione intelligente, in sostituzione della pura casualità degli eventi. Ma l'osservazione più approfondita della realtà ci impone la sussistenza della legge di causalità che lega tra loro gli avvenimenti, così che diviene facile vedere, almeno nell'immediato affermarsi del reale, che ogni effetto ha una causa, anche quando non abbiamo gli strumenti per individuarla e misurarla. Tutto il reale è ordinato da una gerarchia che è ontologica, logica e anche temporale nella quale ogni elemento trova il posto adeguato al suo esserci, sul piano nel quale questo esserci si esprime, nella dimensione che gli è propria e che stabilisce la sua misura. La matematica, per ridurre questa legge a un livello che ci è più facilmente comprensibile, è costruita su questa logica, anche se spesso la ignora nei suoi meandri meno osservabili dall'intelligenza. L'Uno è l'elemento condiviso da tutti gli altri numeri che derivano dalla sua moltiplicazione e generano la molteplicità che si oppone, apparentemente, alla sua unità che, in principio, già li contiene prima che nascano. Allo stesso modo ogni dualità è un'opposizione su un piano d'interpretazione che diventa complementarietà su un livello più elevato d'osservazione, per estinguersi nell'unità primigenia che il tutto genera. Ogni ciclo vitale segue la stessa legge, originando da una unità che si divide per ricomporsi su un piano diverso e in modi sempre dissimili tra loro, perché nel continuo rinnovarsi degli equilibri l'identica e assoluta ripetizione non è realizzabile se non nel mistero dell'Assoluto indiviso. Nell'espressione: "eterno ritorno" c'è una prima incongruenza determinata dal fatto che eterno indica al di sopra e al di fuori del tempo, della consequenzialità quindi, che non può definire ciò che definibile non è. L'Assoluto non è definibile, altrimenti da quella definizione sarebbe circoscritto e non sarebbe più, proprio per questo, assoluto. La giusta espressione che definisce il continuum ciclico è: perpetuità. La perpetuità rappresenta il susseguirsi dell'esprimersi di un ciclo fintanto che sussistono le condizioni che lo consentono, ovvero che il ciclo più grande che lo contiene perduri. Una sfera che ruota sulla superficie di un'altra sfera lo potrà fare fintanto che la sfera sulla quale ruota non consumi le sue possibilità di esistenza. L'eternità è quindi non intaccabile dal tempo che Lei stessa produce, mentre la perpetuità è sottomessa alle condizioni dei cicli temporali ed è indefinita, ma non infinita come l'eternità. A tutto ciò si deve aggiungere che ogni ritorno non è mai un ripercorrere lo stesso punto e le stesse condizioni precedenti al suo esserci di nuovo, ma un ripassare parallelamente al piano che lo ha preceduto e in tempi diversi; su un nuovo e altro piano, quindi, in una spirale che è modulo del rinnovamento continuo. Per questa ragione mai si duplicano le realtà che formano l'esistente, per ciò mai si ritorna allo stesso punto di partenza. Affermarlo significherebbe togliere il senso superiore della ricerca di perfezione, al quale è sottomessa la vita, per sostituirlo con l'inanità e la follia della ripetizione meccanicistica che tutto potrebbe essere, ma solo per indicare l'assenza di Intelligenza in quanto conduttrice spirituale della manifestazione della realtà. Quando si pensa di essere di nuovo al punto dal quale si era partiti il solo fatto di considerarlo ed essersene accorti indica che qualcosa di diverso c'è: la nuova consapevolezza che proverà a evitare gli errori passati. Diversamente il suicidio rappresenterebbe un'alternativa alla necessità di perfezione che motiva la vita. Il ciclo che vede il minerale essere nutrimento di un fiore che si decomporrà nello stesso minerale risente di una contraddizione seria e irrisolvibile: il cambiamento al quale è soggetto quel minerale, che diverrà parte del fiore, ne trasmuterà la natura e lo trasporrà su un altro piano di esistenza che si mostrerà in condizioni diverse dalle precedenti. Queste nuove condizioni creeranno la possibilità, nuova, di esistenza di un altro e differente minerale che percorrerà il suo proprio e unico ciclo esistenziale, per affermarsi in ciò che lo distingue dagli altri minerali dall'analoga composizione. Il fatto che tu, Patrizio, abbia avuto bisogno di riferirti a un livello così basso, com'è quello minerale dell'esistenza, indica solo che più si sta in basso, nella gerarchia delle realtà, più ci si avvicina alle condizioni quantitativamente cospicue a detrimento della propria sfera qualitativa che potrebbero simulare una ripercorrenza identica a se stessa. Non essendo, però, la manifestazione del reale assoluta, mai si potrà realizzare la condizione che consentirebbe la ripetizione identica degli eventi. Potrà avvicinarsi, ma mai realizzarla. Composto da oroboros 6/7/2008 13:04 | ||
| |||
| Patrizio S. |
| ||
Ramoscello Messaggi inviati: 403 ![]() ![]() ![]() ![]() | Oroboros, ricorda che per il bene della discussione e della verità, quando parli dai sempre una tua opinione...e non te ne puoi liberare dicendo che non è tua e non è una opinione. Anche esporre una verità è un'opinione, perchè c'è la scelta di esporre qualcosa ed escludere altro. In alto a sinistra del tuo post c'è scritto Oroboros, e nient'altro. Comunque io credo che l'illusione sia invece l'opposto, il credere a una direzione. Credere a una direzione vuol dire prendere un principio e supporne una fine. Ma l'eternità come sai non conosce ne principio ne fine. Con questo ti invito ad aprire una discussione in un altro luogo del forum, perchè qui siamo OT. Ci vuole tanto a mantenere per più di 3 post un'argomento? Si vede che le cose non interessano per come sono... | ||
| |||
| Vai alla pagina : 1 Stai visualizzando la pagina 1 [25 messaggi per pagina] |
| Cerca in questo forum versione stampabile Invia un link a questo argomento via e-mail |
| (Cancella tutti i cookies provenienti daquesto sito) | |
| In progressione MegaBBS ASP Forum Software © 2002-2010 PD9 Software | |

Considerazioni finali