Il Salice conquista Urbino! mercoledì 03/12/2008

“...l'insieme delle bizzarrie e delle magie che gli uomini hanno sempre ricavato dalla combinazione fantasiosa di parole e lettere, nell'intuizione che la lingua è uno strumento per dire ma anche per non dire, per spiegare ma anche per ingannare, per convincere ma anche per giocare.”
Stefano Bartezzaghi
PAROLE IN GIOCO 10 - 11 - 12 ottobre URBINO
Arborea e Nuphar Salix ci raccontano questa piccola esperienza letteraria in un paese stracolmo di cultura come il Granducato di Urbino.
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ARBOREA |
NUPHAR SALIX |
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L'avventura inizia sabato nel tardo pomeriggio. Arborea e Nuphar Salix partono alla volta di Urbino guidati dal Tom Tom (la strada più o meno la conoscevamo ma per essere sicuri ci siamo affidati alla tecnologia). Un inizio piuttosto stentato a dire il vero, quando siamo arrivati le iniziative proposte da PAROLE IN GIOCO per il sabato stavano già volgendo al termine. Così i nostri due avventurieri perlustrano il territorio e fanno programmi per la giornata successiva accompagnati da qualche drink che nn guasta mai.

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Sabato pomeriggio. Finisco di complimentarmi con Fabrizio Bianchini per l’uscita della sua terza opera, “Fuochi a Mezzanotte”, e poi via, verso Passo di Treia dove Arborea è in attesa. L’ora è già tarda, e gli ultimi attimi del crepuscolo rendono i nostri orizzonti più vaghi e lontani. Dopo un bel pieno di metano alla mia ingorda Punto grigia, eccoci proiettati in direzione della favolosa Urbino, città di castelli, città di racconti, città di storia e di... “Parole in Gioco”. L’atmosfera sembra quasi magica in una città rinascimentale dai caratteri moderni. È un viaggio indietro nel tempo, verso i passi e le opere di grandi uomini della storia, e il potere strepitoso delle parole che ti catturano e ti trascinano là dove vogliono loro. Sistemazione nella pensione Arcobaleno, una vecchia villetta di città anni ’20 risistemata e adattata alle esigenze Bed and Breakfast e ubicata fuori le mura, presso la porta Santa Lucia, e poi via in cerca di una pizzeria per placare la fame. L’aria di Urbino è intrisa di quella cultura cui siamo venuti a cogliere nella sua forma di parole e di gioco. La visita al Palazzo Ducale abilmente illuminato dai Guzzini reca a quelle lettere F e C sulla facciata ai lati dei due balconi, tutta l’essenza di ciò che vogliono esprimere... “di quello che vogliono ma non vogliono dire”. |
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La domenica inizia con una buona colazione in un bar del centro. I quindici minuti necessari per rimettere in moto mente e corpo. Usciamo dal bar già in ritardo sulla tabella di marcia e veniamo placcati da un gruppo di studenti deliranti che pretendono di legarci le mani. Ci portano al guinzaio come cani fino in piazza per una performance di qualche genere. Che ridere! Tutte quelle persone legate insieme da un sottile filo nero. |

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Liberati dai legacci ci aspetta la presentazione di un libro. Ammetto di non aver capito ne il titolo ne l'autore, eravamo in ritardo, ma ho gustato con piacere la lettura di alcuni capitoli dell'opera probabilmente più attirata dal fare teatrale dello scrittore che da quello che diceva.

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Il sole della mattina seguente ci coglie alla ricerca della Sala dei Maniscalchi dove le parole fluiscono nell’aria recitate e animate dalla indiscussa arte. Sembano vive. Vivi i colori che descriveva, gli odori e i sapori, le sensazioni di quei personaggi lontani da quella sala medievale, e così vicini... sono proprio là, accanto al lettore, e alla platea di ascoltatori rapiti.

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Altra tappa: POESIA DORSALE Nuphar pensava fosse un tipo di poesia che si scriveva sulla schiena delle persone, io preferivo credere che avesse a che fare con la "dorsale appenninica". Con stupore e meraviglia abbiamo scoperto che in realtà si tratta di una poesia composta dai titoli di altri libri. Nuphar si getta subito a comporre la sua poesia mentre io preferisco dilettrmi nella fotografia, sicuramente mi riesce meglio. Dopo varie insistenze Nuphar dice che devo provare. E' stato tutto inutile dopo 10 minuti ho gettato la spugna, quei titoli non avevano nessun senso tra le mie mani, che si trattasse di una nova forma di poesia post-moderna?

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Poi è la volta di un ritorno in piazza, dove entrando nella libreria “Il Portico”, quelle pile di libri sistemate con una logica artisticava, formano quello che è il fulcro della nostra visita. Poesia Dorsale. Poesia Dorsale. Poesia Dorsale... Sono queste le parole che risuonano da quelle mille e mille pagine disposte in scaffali, in pile di libri e in libri sparsi sul tavolo, pronti per essere presi, sistemati, mescolati, ripresi e rimescolati dalle menti creatrici di poeti dorsali. La luce soffusa rende l’ispirazione quasi visiva, così che quei titoli stampati sul dorso dei libri non accendono una spia luminosa come per dire “Sono io un verso”. E la prendo e cerco... eccone un’altra, e un’altra. La prendo e la impilo fino a che soddisfatto ho colto nell’aria quella poesia che vaga pronta per essere colta.

Una breve visita alla mostra “ABC” dedicata a Munari, precede l’ingresso al fiabesco Palazzo Ducale. Una visita intensa per le stanze affrescate, tra oggetti di un Rinascente Passato, tra saloni di antichi balli e affollati ritrovi intorni a giganteschi camini o nei pressi di luminose finestre. Come non rimanere incantati nel piccolo studiolo di Federico da Montefeltro, tra astronomia, musica e libri intarsiati tutti in quel magico intreccio di tonalità del legno. Luogo adatto per scrivere e per creare, culla di parole e di studi ispirati. Il luogo è piccolo e ristretto, quasi a contrastare lo sfarzo e la grandezza di quei saloni adornati, e senza volerlo veniamo catapultati di fronte al dipinto perfetto della “Città Ideale”. |
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Ci iscriviamo ad una specie di gara a gruppi che ha come base il linguaggio e i vari giochi di parole. Io e Nuphar ci disperdiamo tra gli sconosciuti e iniziamo a giocare in due gruppi rivali. E chi si immaginava che con le parole si potessero fare tutte quelle cose!!Molti enigmi e perplessità dopo ce ne tornaiamo a casa davvero soddisfatti ed arricchiti con la sensazione di essere entrati a contatto con qualcosa di veramente magico.

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Viaggiamo ancora sulle righe delle parole e ci fiondiamo immediatamente al Collegio Raffaele per partecipare a Tornei di Giochi di Parole. Improvvisati filologi o enigmisti, con il supporto di appassionati come noi, riuniti in gruppi in grossi tavoli posti al centro di antichi corridoio, abbiamo dato il meglio di noi sperando che fosse meglio degli altri. Ma queste parole non si lasciano leggere, non si lasciano penetrare. Stanno lì giocando con noi ma non ci dicono quello che vorremmo sapere. E il tempo passa e le prove aumentano, cambiano. Fogli su fogli, parola su parola quel che ne otteniamo è la consocenza di chi come noi ha la stessa passione per parole e gioco. Una visita breve di due giorni appena, ma intensa e coinvolgente, dai sapori leggeri e frizzanti. Un viaggio insomma alla ricerca del bello, alla ricerca della genialità, alla ricerca di qualcosa che spesso abbiamo tra le mani, ma che con noncuranza non ascoltiamo mentre ci parla. |
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