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L'Arte del Critico
giovedì 21/01/2010

Mi era stato chiesto di approntare un breve scritto, per la precisione cosa ne pensassi della critica, cosa per me fosse.
Mi viene da ridere: disquisire sull'essere in sé delle cose per me vale a dire interrogarsi sul sesso degli angeli, inoltre equivarrebbe a chiedere ad un metalmeccanico cosa ne pensi de “L'Orfeo” di Monteverdi diretto da Savall.
Non sono un critico e dovrei spendere parole e parole sui tanti approcci al testo ma, lo ripeto, non sono un critico né mi interessa diventarlo perché non ho mai bramato di prender domicilio nel letto di qualcun altro, né approntare scritti in mala fede.

La scrittura è il materasso dove l'autore e il critico dormono un bel sonno e sognano una più o meno veritiera menzogna: sonno e sogno, non fuga che la coscienza intraprende dalla realtà, ma intendo con la prima la capacità di dar via alla “favola” e con la seconda l'attività del “raccontare” che pone in vero contatto dialogico.
Quale sia il compito dunque di questo fantomatico critico, figura mitologica che sommi lutti addusse agli autori, sarà simile a quello dello psicologo che prenda appunti appunti sul suo taccuino: semplicemente analizzerò.
Una lettura in chiave psicologica è inevitabile dal momento che anche davanti al più schermato dei testi l'autore parla di sé stesso; non intendiamo certamente esporre in bella mostra, dopo averlo estratto, l'io più autentico e delicato: nessun io può esser conosciuto veramente, bensì esiste una personalità letteraria sempre in divenire, che si esprime attraverso un tono, uno stile, un vocabolario, un genere, una credenza, ovvero l'insieme di tutti i fattori sociali e culturali, proiettati al di fuori dell'autore, che contribuiscano a creare l'opera letteraria.

Ne consegue, naturalmente, che la prospettiva interpretativa non sarà fissa ma, come se si leggesse col rampino, verranno utilizzati vari metodi atti a proporre la più coerente delle analisi, soprattutto l'analisi testuale.
A nostro giudizio l'analisi del testo, nei suoi vari livelli, potrà andare di pari passi con una lettura in chiave psicologica: una volta rintracciata la struttura, sarà opportuno andar a ricercare occorrenze che fungano da “exemplum”,occorrenze collegate all'interiorità grave letteraria-culturale di chi scrive; una prima elencazione di questi particolari vocaboli potrà renderci capaci di soppesare la loro frequenza, di discernere il luogo narrativo, infine di tracciare il meccanismo di utilizzazione cioè i motivi che abbiano spinto l'autore ad una data performance linguistica.

A conti fatti quella che si porterà avanti sarà una particolare “lettura”: tutti noi siamo principalmente lettori più o meno coscienti del nostro ruolo, ma compito del critico è quello di andare aldilà dell'opera, illustrare i rapporti tra il mondo letterario e il mondo personale, i collegamenti del testo con altri dello stesso autore.

In breve: il critico propone una lectio totale, atta a creare la più coerente e salda delle interpretazioni così da avvicinarsi il più possibile all'intenzione originaria di chi l'opera ha creato.
È naturale che permanga sempre uno scarto: solo lo scrittore è conscio sino in fondo delle finalità e delle caratteristiche dell'opera eppure, come sosteneva Oscar Wilde, il critico è un artista poiché, attraverso il suo lavoro, riesce a ricreare l'opera d'arte in modo del tutto nuovo, svelandone e rinnovandone i motivi, giungendo perfino a stendere un”romanzo secondo” del testo stesso.

In sintesi: analisi testuale, analisi delle occorrenze, delle concordanze, e se possibile delle varianti, una vera e propria manna dal cielo per rintracciare non solo le varie fasi dell'opera ma anche del modo di sentire, di intendere la cultura."

(Michele Biondini)


Introduzione
...il critico è un artista poiché, attraverso il suo lavoro, riesce a ricreare l'opera d'arte in modo del tutto nuovo, svelandone e rinnovandone i motivi, giungendo perfino a stendere un”romanzo secondo” del testo stesso.

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