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Literature Café
Molto Rumore Per Nulla

Frontespizio della prima edizione

William Shakespeare, Signore e Signori! Chi non ha sentito parlare di lui? Il più famoso tra i poeti e drammaturghi inglesi: ha scritto sonetti, poemi, tragedie e commedie teatrali in copiosa quantità.
Tramite la sua penna i sentimenti più profondi e caratteristici dell’animo umano hanno preso vita. E la prendono tuttora, ogni volta che ci avviciniamo a una delle sue pagine, perché l’animo umano è una di quelle cose eterne e immutabili, che non cambia mai. Amore, desolazione, tradimento, estasi, cinismo, vendetta… Shakespeare tratta dei valori umani, o della negazione degli stessi, in un modo sorprendentemente attuale. Quando leggiamo alcune delle sue opere teatrali, ci sorprendiamo a trovarle estremamente realistiche ed è facile dimenticare che questo autore è vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo! Abile penna, senza dubbio, ma sicuramente anche attento osservatore e uomo molto sensibile, in grado di catturare le sfumature dei sentimenti umani e dare loro vita.

Una sua opera teatrale a cavallo tra la commedia romantica e il dramma è “Molto Rumore Per Nulla” (titolo originale, Much Ado About Nothing), della quale sono state eseguite numerose trasposizioni cinematografiche, oltre a presentazioni teatrali. Un film tratto dall’opera originale che personalmente apprezzo è stato girato nel 1993, diretto e interpretato da Kenneth Branagh. Gli attori rivivono i ruoli dell’opera originale tenendo fede ai dialoghi shakespeariani, che incredibilmente suonano del tutto adeguati e realistici!

La storia si svolge in cinque atti e sin dal primo si intravedono i personaggi attorno a cui sarà rivolta l’attenzione dello spettatore, o del lettore.
Un Principe, don Pedro d’Aragona, raggiunge l’abitazione dell’amico Leonato, a Messina, di ritorno da una missione militare non meglio identificata. L’abitazione in questione è in realtà una grande tenuta, nella quale Leonato vive con la propria famiglia: la giovane figlia Ero, il fratello Antonio e la cugina di Ero, Beatrice. Leonato accetta di ospitare il Principe e il suo seguito, comprendente, tra gli altri, il fratello del Principe stesso, don Juan, personaggio ambiguo, e i due amici Benedetto e Claudio, che spiccano immediatamente per essere il primo un giovane innamorato della bella Ero e il secondo un uomo molto divertente e cinico, abituato a ingaggiare acide schermaglie verbali con Beatrice.
Quel che accade è che la mano di Ero viene chiesta e ottenuta da Claudio, il quale tocca il cielo con un dito e non vede l’ora di sposarsi. Benedetto, con il carattere solitario e pungente che si ritrova, non perde occasione di prendersi gioco dell’amico e giura solennemente di non innamorarsi mai e men che meno di prender moglie.
Probabilmente con l’animo alleggerito dal riposo in casa d’amici dopo una battaglia, il Principe decide di ordire uno scherzo, con la complicità di Leonato e Claudio e ottenendo che anche Ero e la propria balia si comportino allo stesso modo nei confronti di Beatrice. Lo scopo è fare in modo che i due, abituati a punzecchiarsi, si accorgano di essere innamorati l’uno dell’altra.
Gli uomini si fanno così sorprendere da Benedetto in una conversazione nella quale affermano che Beatrice sia pazza di lui ma voglia tenere la cosa segreta per timore di essere presa in giro a oltranza e la stessa cosa fanno le donne. I dialoghi sono davvero molto, molto divertenti in questa parte che tratta del tranello. Tranello che sortisce l’effetto desiderato: da una parte si vede Benedetto che, sorpreso da una tale rivelazione (“Amare me? Perché? Non lo so, ma deve essere ricompensata!”) decide di accettare l’amore di una donna tanto bella e virtuosa quale è Beatrice. Dal canto suo Beatrice, che non è più giovanissima e non pensava di poter mai più trovare uno sposo, giura che rinuncerà al proprio cuore selvaggio e indomito e alla propria lingua tagliente pur di ricambiare l’amore di Benedetto.

Tutto sembra quindi procedere per il meglio e le nozze tra Ero e Claudio vengono allestite con grande sfarzo.

Naturalmente, però, un nemico trama nell’ombra. Si tratta di don Juan, il fratello del principe, che decide di giocare uno sporco tiro ai propri commilitoni e a Leonato, il proprio ospite. Con la complicità di un paio di uomini a lui fedeli, inscena un incontro amoroso tra Ero e Borracio, uno di loro. In verità si tratta di una tresca tra Borracio e Margherita, la dama di compagnia di Ero. Claudio cade nell’inganno.
Il suo cuore viene spezzato, convinto com’è di trovarsi di fronte all’evidente prova di un tradimento da parte della donna che ama con tutto se stesso.
Vantandosi poi delle proprie imprese a tarda notte per le strade di Messina, Borracio viene però sorpreso dalla ronda, una sgangherata pattuglia capitanata da un uomo molto buffo e strano, Carruba, che nonostante sia all’apparenza un personaggio poco intelligente, capisce di essersi imbattuto in una situazione intricata e tenta di recare la notizia della propria scoperta a Leonato, il quale purtroppo, impegnato dai preparativi per il matrimonio della figlia, si ripromette di ascoltare tutto in seguito, dopo che Carruba avrà interrogato le persone catturate.

A questo punto arriva la tragedia, perché è proprio in Chiesa, davanti al frate che dovrà dichiarare Ero sua moglie, che Claudio la accusa e la ripudia pubblicamente, facendola svenire per la vergogna e il dolore. Quando Claudio e il Principe don Pedro si allontanano dalla scena, Ero è ancora svenuta e ritenuta morta.
Il frate, però, crede all’innocenza proclamata dalla ragazza e anche sua cugina Beatrice, che la conosce bene, è sicura che Claudio e il Principe siano vittime di un inganno. In questo frangente Benedetto le resta accanto, si dichiara pronto a prendere le sue parti ed è allora che i due si confessano il reciproco amore.
Nel frattempo il capitan Carruba è riuscito a interrogare Borracio, ottenendo una confessione dalla quale appare come sia stato don Juan ad allestire l’inganno per boicottare le nozze tra Claudio ed Ero.
Claudio, distrutto dal dolore e convinto a quel punto di avere ucciso con le proprie accuse la donna che amava, scrive un epitaffio che leggerà la sera dell’inscenato funerale della ragazza. Oltre a questo, accetta di sposare la figlia di Antonio, pur non conoscendola. Gli viene garantito che è l’esatta copia di Ero, in verità lo scopo è presentargli Ero stessa, che è ancora innamorata di lui.

Nel momento del matrimonio, Claudio è ancora affranto ed Ero è travestita, in modo da non farsi riconoscere subito. Sollevando il velo della sposa, però, quali non sono la gioia e la sorpresa di Claudio nel ritrovare la donna che ama!
Da ultimo, un messaggero reca la notizia dell’arresto di don Juan, che sarà costretto a pagare anche per quell’ultimo imbroglio.
E tutto si chiude nell’allegria delle danze, con Benedetto e Beatrice che annunciano il loro fidanzamento durante i festeggiamenti per il matrimonio di Ero e Claudio.

Gli amanti del lieto fine saranno quindi soddisfatti!
L’opera si conclude bene, dopo essere riuscita a mantenere un tono giocoso e simpatico lungo tutti e cinque gli atti, comprese le parti inerenti all’inganno e alla tragedia che colpisce la famiglia di Leonato, nel momento in cui la sua unica figlia viene svergognata pubblicamente nel giorno delle nozze.
Shakespeare è quindi riuscito in un’operazione delicata: trattare con rispetto e delicatezza una situazione potenzialmente esplosiva, considerata la Sicilia dell’epoca e il problema che poteva costituire la colpevolezza di Ero per l’intera famiglia. Ha saputo intrecciare a questa altre vicende, che scorrono parallelamente su un altro piano, più giocoso e leggero, senza che ne risentissero né la tragedia, né la commedia.
E questo è uno dei motivi per i quali Shakespeare è considerato una delle Sacre Penne di tutti i tempi. Tra l’altro, ha scritto così tanto, trattando temi e argomenti talmente vari che senz’altro chiunque può essere in grado di trovare qualcosa di proprio gusto tra le sue opere!


Un dipinto riguardante la scena nella chiesa

All’interno di “Molto Rumore Per Nulla” è riportato il testo di un canto, che è stato interpretato numerose volte, in occasione delle rappresentazioni dell’opera.
Di seguito il testo, con traduzione a fronte (mie le colpe e i meriti di tale traduzione!)


 Sigh no more, ladies, sigh nor more;
Men were deceivers ever;
One foot in sea and one on shore,
To one thing constant never;
Then sigh not so,
But let them go,
And be you blithe and bonny;
Converting all your sounds of woe
Into. Hey nonny, nonny.

Sing no more ditties, sing no more,
Or dumps so dull and heavy;
The fraud of men was ever so,
Since summer first was leavy.
Then sigh not so,
But let them go,
And be you blithe and bonny,
Converting all your sounds of woe
Into. Hey, nonny, nonny.
 Non sospirate più, signore, non sospirate più;
Gli uomini son da sempre ingannatori;
Un piede in mare e l’atro sulla riva,
Mai fedeli in niente;
Perciò non sospirate così,
Lasciateli andare,
E siate felici e belle;
Trasformando ogni vostro lamento
In, hey, la, la, la, la, la.

Non cantate altri canti, non cantateli,
Né tristi arie malinconiche o pesanti;
L’inganno degli uomini è sempre esistito,
Sin dalla prima, lussureggiante estate.
Perciò non sospirate così,
Lasciateli andare,
E siate felici e belle;
Trasformando ogni vostro lamento
In, hey, la, la, la, la, la.



1.Link -> estratto dal film del ’93

2.Link -> collage di varie scene tratte sempre dal film del ’93


Chiara De Giorgi



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"L’Arte è un territorio vastissimo, in cui la Letteratura rappresenta solo un Regno. La Letteratura Inglese può essere vissuta come una piccola Contea, attraverso cui viaggiare e sostare per assaporare, magari davanti ad una classica tazza di Tè, qualche pagina di un vecchio libro che, magicamente, prenderà vita e farà vibrare la nostra anima, parlando al nostro cuore da un’altra terra e da un altro tempo." di Chiara De Giorgi

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